Recensioni in breve.

giovedì 18 febbraio 2016

Il Dono del Reietto.

Parliamo del primo romanzo del ciclo I Registri dell'Arena. 
Ho pensato questo post per coloro che hanno trovato la sinossi, in stile trailer per film comici, un po' troppo vaga sui contenuti del libro. 
Allora, per quanto riguarda la macro-ambientazione, rimando al post dedicato. Le vicende del romanzo si svolgono, se si escludono i flashback, nel Regno di Faunna la cui mappa è stata caricata su questo sito. La storia si dipana circa undicimilacinquecento anni dopo la prima registrazione, in un contesto di stabilità complessiva. Tale stabilità è rappresentata dalla presenza di solidi imperi tra cui, appunto, quello prevalentemente umano di Arsantis nel quale Faunna è situata, un impero che domina la parte occidentale del grande continente di Auriah.
Alcune razze, un tempo gloroiose, sono relegate in piccole aree ben circuite o in continenti remoti e i loro rappresentanti sono visti come minoranze, nel migliore dei casi, fastidiose. Tra queste, vi è la stirpe dei goblin, ormai, isolata nella Grande Palude che, di fatto, non è altro che una riserva.
La trama si snoda in un periodo che sembra essere d'avvento al verificarsi di eventi che sconvolgeranno per sempre gli equilibri di Xantis. Essa coinvolge e contrappone personaggi che, in un senso o nell'altro, avranno un ruolo importante in ciò che avverrà.
L'aspetto più esotico dell'ambientazione sta nel fatto che spesso citi, sotto falsa identità, tormentoni e stereotipi della nostra società occidentale.  
Veniamo allo stile narrativo. La prosa ricalca gli stilemi di una sceneggiatura: quindi, nella maggior parte dei casi, ho lasciato che i dialoghi prendessero il posto del narratore nello spiegare le vicende e gli aspetti più svariati del mondo. La trama è, tutto sommato, lineare, ma è presentata attraverso una visione multiprospettica. Quindi, pur essendo la prosa in terza persona, il punto di vista è in prima persona. Il romanzo è presentato come una raccolta di registrazioni da parte dei Dharta che, dall'alto della Luna Clessidra, hanno il compito di osservare e trasporre tutti gli eventi della Contesa. Pertanto, estratti firmati da Dharta diversi hanno prospettive diverse e stili narrativi leggermente differenti. Chiarisco. Ad esempio, il Dharta che narra delle vicende del protagonista, essendo addetto alla registrazione di ciò che avviene in un asilo per giovani goblin, ama approfondire gli aspetti sociali, pedagogici e psicologici e lo fa con uno stile leggero; quello che segue l'operato di Giro, essendo abituato a narrare di cavian, popolo attento alle vicende e alla conoscenza di oggetti e reliquie preziose, soffermerà maggiormente la sua attenzione su questi aspetti: lo stile sarà, a tratti, pedante come quello di una lezione di storia.
Ma, allora, perché la sinossi è ironica? Lo è perché anticipa un'altra caratteristica dello stile narrativo, cioè quella di scimmiottare i manga nei quali cadute di stile e situazioni comiche sono sempre dietro l'angolo, persino nelle grandi imprese. I caratteri distintivi dei personaggi, inoltre, risultano oltremodo enfatizzati così come avviene nei fumetti, ma anche in molte serie televisive. Per buona pace dei linguisti, sono presenti alcune (poche) onomatopee, utili ad avvicinare l'esperienza di lettura a quella di un fumetto.

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